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Frequentando abitualmente i siti di microstock ho imparato dei trucchetti che all’inizio mai avrei immaginato potessero servire o aiutare a far vendere più immagini, quindi il tempo da investire per far rendere gli archivi è da considerarsi molto più ampio di quello dedicato semplicemente all’upload delle foto. Sono passati tre mesi dall’inizio dell’avventura ed è arrivato il momento di verificare se il canale può portare dei risultati. Quindi passiamo ai numeri analizzando le singole situazioni:
Istockphoto
archivio 114 immagini accettate
vendute 55
guadagni totali $ 114,50
Fotolia
archivio 146 immagini accettate
vendute 64
guadagni totali € 41,95
Shutterstock
archivio 146 immagini accettate
vendute 372
guadagni totali $ 132,71
Dreamstime
archivio 152 immagini accettate
vendute 46
guadagni totali $ 35,36
123RF
archivio 148 immagini accettate
vendute 14
guadagni totali $ 17,25
Stockxpert
archivio 194 immagini accettate
vendute 4
guadagni totali $ 1,20
Crestock
archivio 40 immagini accettate
vendute 2
guadagni totali $ 0,50
Stockphotomedia
archivio 209 immagini accettate
vendute 0
guadagni totali $ 0
Mostphoto
archivio 178 immagini accettate
vendute 0
guadagni totali $ 0
Riassumendo, per un archivio medio di circa 148 immagini ne sono state vendute 557 per una cifra totale di $ 336,52 (ho convertito gli euro di Fotolia in modo molto poco “scientifico”).
Cifre non eccellenti ma che mi permetteranno di pagarmi un viaggio a Londra.
Niente male per ora
Nell’ampio mare delle agenzie microstock, dopo quelle già viste, vale la pena di citare Fotolia (www.fotolia.com) e Dreamstime (www.dreamstime.com), di importanza minore ma comunque piuttosto diffuse e con ampio archivio.
Fotolia ha anche il sito in italiano ed è piuttosto intuitivo e semplice per il caricamento delle immagini e la sua gestione. Invece Dreamstime è piuttosto “oscuro” in alcuni passaggi. E’ macchinoso l’editing delle immagini e il sito non molto accattivante. Le traduzioni sono generate da un sistema automatico e quindi imprecise e spesso mancanti. Però è uno dei pochi siti che paga qualcosina di più ai fotografi, quindi da considerare.
In ordine poi abbiamo tutta una serie di piccoli siti dislocati in varie zone del mondo; ovviamente mano a mano che la diffusione dei siti va diminuendo avremo di conseguenza anche meno probabilità di vendita, ma una volta che si decide di non essere esclusivisti con nessuno, tanto vale la pena di diffondere le proprie immagini il più possibile. Le modalità di accredito e di caricamento sono grosso modo tutte uguali, ma su questi siti si hanno molte meno foto bocciate che con le agenzie più grosse. Eccone alcune:
www.123rf.com
www.stockxpert.com (ci sono spesso problemi di connessione purtroppo)
www.canstockphoto.com
www.stockphotomedia.com
www.mostphoto.com (agenzia indirizzata più alle foto creative che al microstock)
www.yaymicro.com
www.veer.com
www.alamy.com
www.crestock.com
Di diverso genere è invece il sito www.demotix.com. Agenzia che si occupa di offrire i servizi dei fotografi che si occupano di attualità. Chi decide di vendere i propri servizi a Demotix, lo fa in esclusiva e può ottenere il 50% di guadagno.
Per un elenco più ampio di tutti i generi di agenzie fotografiche potete consultare questa pagina che raccoglie svariati tipi di riferimenti http://www.aphotoeditor.com/2008/02/27/stock-photo-agencies/
La mia personale idea è che se si ha tempo da investire e almeno 150/200 ottime immagini d’archivio per iniziare, può valere la pena immergersi in questo sistema di vendita; armatevi però di tanta pazienza.
Viene come numero due in fatto di “prestigio” ma è di certo l’agenzia più forte nella vendita di immagine tramite abbonamenti. Gli utenti acquistano un pacchetto mensile e possono scaricare liberamente un numero stabilito di immagini ogni giorno. Ed è questo sistema che fa vendere molto, per la felicità dei contributors.
Beh, felicità…. diciamo che il numero di vendite è compensato dalla cifra riconosciuta, intorno ai 25 centesimi di dollaro per i non esclusivisti. Quindi a conti fatti vendi di più ma guadagni di meno; strane equazioni delle vendite su microstock.
In ogni caso l’agenzia Shutterstock ha una grandissimo potenziale con un archivio praticamente infinito.
Il metodo per far parte di quest’altra realtà è molto simile a quella vista per Istockphoto, cioè bisogna inviare una serie di 10 immagini e si ha l’approvazione dell’account solo con almeno 7 immagini accettate. Al primo tentativo la mia richiesta è stata ovviamente rifiutata per aver avuto 4 immagini bocciate su 10. Ma al secondo tentativo tutto ok. C’è un limite minimo di dimensioni di 4 mega per ogni singolo file. Anche qui la qualità rimane alta e quindi le foto rifiutate possono essere molte. I tempi di revisione sono però molto più veloci. Il sito non è molto intuitivo; bisogna farci un po’ la mano. L’accesso richiede un inserimento numerico tramite codice Captcha.
Inoltre Shutterstock ha una sezione per l’upload di immagini editoriali molto utile per i fotografi di eventi sportivi, sociali e politici, cosa non prevista da Istockphoto.
Il sito è www.shutterstock.com.
Al momento è di sicuro l’investimento che meglio ha restituito.
E’ senza dubbio il leader internazionale delle agenzie microstock. Quello che può dettare le regole.
Quindi da non prendere tanto alla leggera.
Per poter sottoporre le proprie immagini alla valutazione dei loro addetti, se si decide di attivare un account su questo sito www.istockphoto.com, bisogna prima passare un test di domande basate sulle regole e le richieste dell’agenzia stessa. Se non si fanno troppi errori viene richiesto di inviare tre immagini da valutare. Dopo qualche giorno arriva l’ovvia bocciatura. Dico ovvia perché nessuno dei colleghi che ci ha provato è riuscito ad essere approvato al primo tentativo. Sembra proprio che la prima fase tenda a scoraggiare chiunque per evitare ovviamente grossi quantitativi di foto di bassa qualità da dover bocciare ma comunque revisionare, quindi ore di lavoro inutile.
Personalmente al primo tentativo ho ricevuto la classica email di scuse dove indicavano il mio standard non coerente con il minimo richiesto. Però mi invitano a riprovare da li a tre giorni. Cosa che ho fatto e questa volta mi sono ritrovata una sola foto bocciata con l’ulteriore invito a riprovare. In sostanza ne devono essere approvate tre per entrare nel tempio dello stock!
Finalmente dopo l’ennesimo invio il mio account viene convalidato e d inizio ad uplodare le immagini scoprendo che però c’è un limite di 15 foto ogni 168 ore, non di più. E le revisioni possono impiegare anche una settimana o dieci giorni.
In sostanza ora mi ritrovo approvate anche le prime tre foto bocciate confermando l’idea che alla fonte ci sia un filtro indiscriminato che boccia tutti. Nonostante questo le selezioni sono comunque molto severe, ma devo ammettere che lo standard qualitativo è veramente alto (anche se a volte mi chiedo come abbiamo fatto certe rare immagini a stare li dentro!!).
I guadagni ancora non sono nemmeno citabili ma le “viste” sono impressionanti; tutte le foto sono visionate decine, centinaia di volte a settimana. Questo fa pensare ad un potenziale di acquisto altissimo.
Staremo a vedere.
Il mio portfolio su istockphoto.
Questo vol. 2 è in realtà frutto di tutto quello che ho imparato fino ad ora sulle agenzie microstock, ma è la base, da leggersi prima ancora di iniziare.
Perchè col microstock si può veramente impazzire.
A parte gli scherzi, se qualcuno di voi ha la seria intenzione di provarci, considerate questi piccoli suggerimenti ed avrete modo di risparmiare un sacco di tempo. Davvero!
La cosa appare divertente quando si inizia a caricare immagini su un solo sito ma diventa subito irritante quando si passa a due, tre, dieci. Ricordate che dopo l’immagine, la parte più importante è fatta dalle parole chiave, le keywords. Ci sono pochissimi siti che permettono l’inserimento di parole in italiano, quindi per non perdere tempo fatelo subito in inglese (avessi dato retta da subito alla mitica Marianna Santoni quando ancora anni fa insisteva con questa predica….merita una citazione www.mariannasantoni.biz).
Se come me non siete dei provetti traduttori aiutatevi con dei validi siti come www.wordreference.com che forniscono traduzioni accurate e gratuite, se invece avete già dimestichezza ma volete migliorarvi è utile www.thefreedictionary.com, dizionario monolingue.
Procuratevi un valido software che vi aiuti a caricare in automatico le immagini su tutti i siti ai quali siete iscritti. Il sistema base è uguale per tutti, titolo, descrizione, keywords. Il titolo dato nell’archivio stock può essere diverso da quello originale delle vostre foto; quando le caricate ad ognuna verrà attribuito un numero seriale univoco.
Non sottovalutate la descrizione, alcuni siti ne richiedono da minimo 7 parole.
Le keywords devono essere ovviamente accurate, più sono meglio è. Il limite massimo per quasi tutti è di 50 (dico, cinquanta) parole chiave. Da questo capite che è inutile impazzire caricando ogni volta su ogni sito le parole chiave ricercate sul momento.
Quindi meglio farlo bene una sola volta.
Per chi usa già Lightroom, www.adobe.com/it/products/photoshoplightroom, può farlo nel modulo Library inserendo attentamente tutto il necessario. Se lo fate su immagini da esportare (esempio tif da esportare in jpg) non attivate il check “riduci i metadati incorporati” altrimenti perdete tutto il lavoro fatto. Questo software vi aiuta però solo nell’editing e non nell’upload.
Per questa ultima fase potete usare DeepMeta, www.deepmeta.com, è gratuito e fornisce pure le statistiche di vendita ma funziona solo con istockphoto.
Se invece potete investire una piccola cifra consiglio Cushystock, www.cushystock.com, costa sui 50 dollari ed è già predisposto per 12 agenzie stock internazionali ma permette di aggiungerne a piacimento. Purtroppo non dispone ancora della traduzione in lingua italiana ma ha un interessante sistema per generare le parole chiave ricavandole da immagini simili già presenti sul catalogo di Shutterstock, facilitando, accelerando e agevolando il lavoro più lungo e importante. Anche questo offre le statistiche di vendita di tutti i siti inseriti permettendo in un solo colpo d’occhio l’analisi delle vendite senza entrare ogni volta in ogni singolo archivio. Ha purtroppo ancora diversi bug da sistemare ma speriamo che il buon Alex, il suo creatore, ci lavori presto.
Insomma, una volta avviato il lavoro di vendita di immagini stock deve diventare automatizzato, così da poter caricare centinaia e centinaia di foto sui vari siti. Vi ricordo che per vendere le stesse foto su più siti dovete concedere i diritto “NON in esclusiva”. Si guadagnano percentuali più basse ma si ha più visibilità.
All’inizio degli anni ‘90 mi è capitato di lavorare per qualche periodo in uno studio fotografico di Milano come assistente/fotografa insieme a due colleghe e per riempire i tempi morti ci è stato suggerito dal direttore della rivista Fotographia, Maurizio Rebuzzini, di iniziare a produrre delle immagini da inviare a qualche agenzia fotografica “di stock”. In quegli anni le foto stock venivano fornite unicamente da agenzie serie e piuttosto costose come per esempio Laura Ronchi, viste dai fotografi come inattaccabili monumenti. Si scattava col banco ottico su pellicola medio formato (per abbattere un po’ i costi) e la cura messa nelle immagini era veramente ottima; studio delle luci, composizione, varianti sul tema etc. Insomma, una buona scuola di still-life.
Sono passati circa 15 anni e le agenzie di foto stock, ora microstock, sono decine, si presentano quasi unicamente sul web e si fanno la guerra a suon di prezzi bassissimi, che meno di così… si regala. Anzi, molte agenzie sono nate proprio con l’idea di regalare foto per attirare poi l’attenzione sulla parte del loro magazzino a pagamento.
E la qualità delle immagini presenti non è così bassa come si è portati a pensare. Con il passaggio al digitale il lavoro di fotografo ha avuto uno sconvolgimento nel modo in cui si vendono questi tipi di immagine (e non solo queste…purtroppo) ma non ha portato un calo nella qualità. Insomma, l’impegno e la fatica sono uguali ma i guadagni per singola immagine sono precipitati. Fortunatamente i costi fissi sono calati molto portando ad un principale investimento di tempo e non più di soldi in pellicola e sviluppo, lasciando campo libero alla sperimentazione e creatività.
Quest’anno ho felicemente rinunciato alle vacanze estive per potermi occupare di un nuovo arrivo in famiglia, il nostro cane Jack; avendo quindi del tempo da dedicare ad altre cose ho voluto capire in maniera più approfondita come funziona il vasto mondo del microstock, istigata anche dal buon Luca Pianigiani di Jumper, www.jumper.it, che sospetto ne stia facendo un “manuale d’uso”. Mi sono armata di pazienza, ho iniziato col selezionare tutte le mie immagini digitali proponibili (le diapositive arriveranno più avanti) ed ho iniziato il calvario.
Devo ammetterlo, non mi aspettavo che la cosa mi assorbisse così tanto tempo ed energie. Ho scoperto che la concorrenza è talmente tanta e di ottima qualità che i siti non accettano gli archivi ad occhi chiusi ma richiedono test di ammissione, foto da valutare e inviano commenti inaspettati sulle immagini proposte. Così tra bocciature e centinaia di immagini uplodate mi sono decisa a riassumere l’esperienza fatta in alcune puntate da pubblicare in questa rubrica, sperando che possa essere di aiuto e conforto a qualche collega che voglia cimentarsi nella vendita del proprio archivio.
Come sentenza parziale posso dire di non aver guadagnato ancora abbastanza da coprire nemmeno la spesa di elettricità del ventilatore, unico sollievo della calura estiva, ma ho imparato tantissimo sulle mie foto, sul mondo del microstock, e soprattutto ho fatto una buona scuola di inglese!!
